Più di un luogo di culto.
Il baricentro di una comunità, tra fede, solidarietà e devozione popolare

La storia, attraverso i secoli.

a cura del Prof. Marco Sicuro.


Oggi, dell'antica chiesa, non resta più nulla. Chi attraversa la piazzetta di San Rocco vede soltanto l’anconetta votiva dedicata alla Vergine, inaugurata nell’Anno Mariano 1954. Eppure, proprio questo piccolo monumento conserva la memoria di un edificio che, per secoli, fu un importante punto di riferimento per la comunità di Gonars.

La struttura dell’anconetta era già presente nelle fotografie della fine dell’Ottocento e, insieme al nome della piazza, rappresenta oggi l’ultima testimonianza visibile dell’antica chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, demolita tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Per comprenderne la storia bisogna tornare ai primi decenni del Cinquecento. Erano anni difficili per il Friuli. Il territorio era attraversato dalla guerra tra la Repubblica di Venezia e gli Asburgo per la successione della Contea di Gorizia, mentre la peste continuava a colpire con violenza le popolazioni. Il 1511 fu uno degli anni più tragici: al conflitto e all’epidemia si aggiunse anche un violento terremoto che devastò gran parte della regione.

In questo clima di paura e di incertezza si diffuse anche a Gonars il culto di San Rocco, già molto radicato nei territori veneti, affiancandosi a quello, più antico, di San Sebastiano. Entrambi erano invocati come protettori contro la peste e le altre epidemie che, per secoli, accompagnarono la vita delle comunità europee.

Proprio in quegli anni nacque la confraternita dei Santi Rocco e Sebastiano. Le fonti che ne parlano sono poche e frammentarie, ma permettono di ricostruirne almeno i tratti essenziali. Come molte altre confraternite dell’età moderna, riuniva uomini e donne del paese che condividevano un percorso di fede, assistenza reciproca e solidarietà. I confratelli si sostenevano nei momenti più difficili della vita, soprattutto durante le malattie e in occasione della morte, quando la preghiera comune e il suffragio per i defunti erano considerati un aiuto fondamentale.

La confraternita amministrava anche un piccolo patrimonio, costituito soprattutto da terreni ricevuti in dono o lasciati in eredità dagli iscritti. Ogni anno due sindaci, eletti tra i confratelli, ne curavano la gestione economica, rendendo conto del proprio operato all’assemblea.

La chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano venne costruita nel corso del Cinquecento. La prima descrizione risale al 1570, durante la visita apostolica di monsignor Bartolomeo da Porcia. Il visitatore la trovò in ottimo stato di conservazione. All’interno vi era un altare dedicato ai due santi, con una pala lignea e tre statue raffiguranti Cristo, San Rocco e San Sebastiano. Le visite pastorali dei secoli successivi ricordano anche un secondo altare, dedicato alla Beata Vergine Maria.

Per oltre due secoli la chiesa e la confraternita accompagnarono la vita religiosa del paese. La loro storia si concluse però alla fine del Settecento, quando le riforme dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena portarono alla soppressione di numerose confraternite e di molti piccoli luoghi di culto ritenuti non indispensabili. I beni della confraternita furono incamerati dallo Stato, la chiesa venne venduta all’asta nel 1791 e, pochi anni più tardi, demolita.

Oggi non rimangono che pochi segni della sua esistenza. 

Ma proprio questa anconetta continua a ricordare una storia lunga quasi tre secoli, fatta di fede, solidarietà e devozione popolare, custodendo la memoria di una comunità che, anche nei momenti più difficili, trovò nei Santi Rocco e Sebastiano un simbolo di speranza e di protezione.